La riflessologia Plantare - SIRFA RIFLESSOLOGIE

Vai ai contenuti

Menu principale:

Seminari > Riflessologia Plantare
LE ORIGINI DELLA RIFLESSOGIA

Le origini della riflessologia sono da ricercare in un passato alquanto remoto, quando i trattamenti che implicavano vari tipi di pressione erano riconosciute come forme di medicina preventiva e curativa. Non si sa tuttavia con certezza dove e come la riflessologia ebbe origine, ma le fonti storiche indicano che il massaggio del piede fu praticato nel corso della storia da numerosi popoli e in diverse culture. Secondo una teoria ampiamente condivisa da numerosi reflessologi di fama, anche se mancano in effetti prove esaustive, la riflessologia ebbe origine in Cina circa 5000 anni fa.
 
Tuttavia, la civiltà egizia e quella babilonese si svilupparono prima di quella cinese e proprio in Egitto è stata rinvenuta la più antica e preziosa testimonianza storica sulla pratica della riflessologia. Il reperto, un pittogramma su papiro datato intorno al 2330 a.c. fu trovato a Saqqara nella tomba di un medico egiziano, Ankmahor, un personaggio molto influente a quei tempi, secondo per importanza soltanto al Re. La scena rappresenta due uomini dalla carnagione scura che massaggiano i piedi e le mani di altri due uomini più chiari. Secondo un’altra teoria, furono gli Incas a tramandare agli indiani d’America una forma di massaggio basato sui punti reflessogeni, ma anche in questo caso non sono disponibili prove concrete. Per secoli la tribù Cherokee del Nord Carolina ha riconosciuto l’importanza del ruolo del piede nel mantenimento dell’equilibrio fisico, mentale e spirituale.
 
Lo studio e lo sviluppo della riflessologia, avviati da pionieri europei e intraprendenti americani, hanno gettato le fondamenta come le conosciamo al giorno d’oggi. Nell’Europa del XIV secolo si conosceva e si praticava già una forma elementare di riflessologia. Le basi scientifiche della teoria dei punti riflessogeni furono gettate dagli studi neurologici condotti intorno al 1890 da Sir Henry Head a Londra. Nel 1898 egli scoprì che alcune zone della pelle sviluppano un’ipersensibilità alla pressione quando un organo collegato a tali zone da terminazioni nervose non funzionava in modo efficace. Tra la fine del 1890 e i primi anni del 1900 alcune tecniche sviluppate in Germania divennero note come "massaggio reflessogeno": per la prima volta i benefici delle tecniche del massaggio furono attribuiti alle azioni di riflesso.
 
Gli europei continuarono ad approfondire le ricerche iniziate da questi medici, ma il merito dell’affermazione della riflessologia va attribuito agli studiosi americani. Il dottor William Fitzgerald, noto come il creatore del massaggio zonale, nacque nel Connecticut, nel 1872. Nel 1895 si laureò in medicina all’università del Vermont e fece pratica in vari ospedali di Vienna e Londra. Grazie alle nozioni acquisite in Europa e nel corso della sua ricerca, Fitzgerald scoprì che se si applicava una certa pressione sulle dita della mano, si otteneva un effetto anestetico locale che partendo dalla mano, passava al braccio, alla spalla, fino a raggiungere la mascella, il viso, l’orecchio e il naso. Egli suddivise il corpo in zone per sfruttare l’effetto anestetico dei punti di riflesso; esercitando la pressione su di una specifica parte del corpo, riusciva a stabilire quale altra parte ne sarebbe stata influenzata. Definì quindi 10 zone longitudinali uguali che andavano dalla sommità del capo alla punta dei piedi.
 
Nel 1919 il dottor Joseph Shelby Riley raffinò le tecniche della riflessologia e tracciò i primi diagrammi dei punti di riflesso del piede, giungendo alla conclusione che oltre alle linee longitudinali, esistevano nel corpo anche otto divisioni orizzontali. Questi medici svilupparono e raffinarono la teoria del massaggio zonale, ma Eunice Ingham elevò la riflessologia al ruolo di scienza. Dopo essersi avvicinata al massaggio zonale, si convinse che i piedi avrebbero dovuto essere il bersaglio specifico della riflessologia, proprio a causa della loro natura altamente sensibile. Tracciò una mappa dei piedi riportando le zone ed il loro effetto sul resto dell’organismo e infine riuscì a creare sui piedi stessi una mappa di tutto il corpo.



SAQQARA (EGITTO) - Tomba di Ankhmahor (la tomba del medico)
 
Victor Loret, nel 1899, portò alla luce quella che è nota come la “tomba del medico”, il sepolcro di Ankhmahor, gran Vizier della VI dinastia. Il gran Vizier non era un medico, ma la sua tomba ha assunto questo nome proprio dall’affresco sotto riportato. A testimoniare l’antichità di questa pratica è la «tomba del medico» a Saqqara (Egitto, 2330 a.c. circa), dove sulle pareti è dipinta una scena di massaggio dei piedi e delle mani.






Torna ai contenuti | Torna al menu